Lecce

Anche nel Mezzogiorno è possibile individuare tre poli della cultura barocca: Napoli, la Sicilia e la Penisola Salentina.

La Cultura

Oggi Lecce continua a mostrare con orgoglio il proprio volto di centro storico di grande bellezza, in cui ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza si fa portavoce di una civiltà architettonica barocca indubbiamente provinciale e quasi ai margini del gusto ufficiale, ma mai piatta e priva di personalità. Il ruolo culturale di questo centro salentino è stato sempre notevole e non è venuto a mancare neanche durante la dominazione spagnola (iniziata nel ‘500) considerata unanimemente come un periodo di grande decadenza. Anzi è proprio allora che Lecce e le cittadine del suo circondario vedono mutare il proprio volto, che si copre di un manto di chiese, di palazzi, di vie e piazze, organizzate secondo il decorativismo tipico del gusto barocco locale. Ma quel che è più importante notare è che in questa zona, arte, paesaggio e storia sono meravigliosamente mescolate tale da rendere la zona particolarmente accogliente.
Lecce è il punto di partenza ideale per un itinerario attraverso l’estrosità e la curiosità del barocco salentino. Capoluogo storico ed economico del Salento, Lecce è centro di attività agricole, commerciali ed industriali.
Lecce va gustata in tutta calma, sena tenere in nessun conto il tempo, abbandonandosi allo charme vagamente mediorientale della sua atmosfera, ispirandosi alla radiazione chiara, abbagliante e insieme calda della sua pietra intrisa di luce e sole. Lecce è un elogio del Barocco, si, ma al contempo è anche una città in perenne metamorfosi, che unisce uno sguardo gettato sul futuro a saldissime radici ancestrali.

Arte e storia

Splendida città barocca in terra di Otranto, capoluogo del Salento, ricca di storia, arte e cultura Lecce è una città di grande fascino che desta sorpresa e ammirazione per la nobiltà dei suoi palazzi e la indiscutibile bellezza delle sue chiese. La si può senz’altro considerare come una delle capitali storiche dell’arte barocca che qui assume una connotazione originalissima, esuberante nelle opere architettoniche, grazie all’uso intelligente che architetti e scalpellini hanno saputo fare della preziosa pietra locale così facile da tagliare e modellare e così carica del suo colore rosato. La città ha origini messapiche: conservò la propria indipendenza resistendo all’espansione tarantina e nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani assumendo dapprima il nome di Lupiae e in seguito, quello di Licea o Lititum. Durante l’età adrianea (II secolo d.C.) si arricchì di un teatro (nelle vicinanze della chiesa di Santa Chiara) e di un anfiteatro i cui imponenti resti archeologici occupano parzialmente la centralissima piazza Sant’Oronzo. Con il dominio bizantino Lecce vide oscurata la sua egemonia sul territorio dalla potenza di Otranto, scelta come porto principale dell’Italia bizantina. Rinacque con i Normanni divenendo un notevole centro commerciale; fu incamerata nel demanio regio sotto gli Svevi, divenne feudo dei Brienne e in seguito dei d’Enghien con gli Angioina. Carlo V la dotò di una nuova cinta di mura per difendersi dalle continue incursioni dei pirati turchi che minacciavano costantemente il Salento: la città in quest’epoca conservò la sua tradizione di importante centro culturale. E’ proprio tra i secoli XVI, XVII e XVIII che si compì la grande esperienza del cosiddetto “barocco leccese” che arricchì il centro storico di tutti quei monumenti di indiscutibile e assoluto rilievo artistico. La visita alla città offre una serie ininterrotta di sorprese: dallo scenografico complesso di piazza del Duomo, alla maestosa ricchezza della facciata di Santa Croce; dall’equilibrata convivenza di stili diversi nella chiesa dei S.S. Niccolò e Cataldo, all’edilizia militare di Carlo V. Il cuore di Lecce è senz’altro piazza Sant’Oronzo, in parte occupata dall’anfiteatro romano riportato in luce per buona metà alla fine degli anni Trenta del XX secolo. Al centro di essa sorge la colonna di Sant’Oronzo, eretta su progetto di Giuseppe Zimbalo utilizzando una delle colonne terminali della via Appia di Brindisi. Nei pressi dell’anfiteatro è il palazzo del Seggio del 1592. Sempre prospiciente la piazza è la bella chiesetta di Santa Maria delle Grazie dalla facciata classicheggiante (1590). Imboccando corso Vittorio Emanuele, in breve, si giunge alla chiesa di Sant’Irene o dei Teatini (1591-1639) con la bella facciata che sul portale conserva la statua settecentesca della Santa opera di Mauro Manieri. Poco più avanti i cosiddetti propilei introducono in Piazza del Duomo costituita da un gruppo di edifici armoniosamente combinati fra loro e volti a creare un insieme scenografico di inimitabile suggestione. Su tutti svetta altissimo l’imponente campanile (1666-1682) a cinque piani, opera di Giuseppe Zimbalo che firmò pure il progetto del duomo ricostruito sulla precedente chiesa del XVII secolo. La facciata principale del tempio è sobria e contenuta mentre, sempre per esigenze scenografiche, è quella laterale a far esplodere la festosità e l’inventiva delle decorazioni barocche. Un semplice portale cresce fino a divenire una straordinaria lezione di decorativismo che si conclude nell’arco trionfale del secondo ordine in cui è collocata la statua del Santo patrono. All’interno sono conservate delle belle tele incastonate nel soffitto di legno dorato, altari tipicamente leccesi in parte firmati dallo Zimbalo e alcuni quadri di Oronzo Tiso. Di fianco al duomo si sviluppa il palazzo del Vescovado (1420-1428), ricostruito nel 1632 e caratterizzato dal bel loggiato del primo piano; la piazza si conclude con il palazzo del Seminario (1694-1709) disegnato da Giuseppe Cino. Elegantissima è la facciata con due ordini di finestre al cui centro vi è il bel portale sormontato da una loggia a tre archi. Il più completo e compiuto esempio del barocco leccese è senz’altro la splendida chiesa di Santa Croce, che costituendo un unico armonioso isolato con il contiguo palazzo dei Celestini (oggi palazzo del Governo), garantisce uno spettacolo di inimitabile e gradevole bellezza. 
L’esuberante edilizia monumentale barocca si riverbera nelle tante chiese del centro storico: abbiamo già illustrato gli esempi eccezionali di Piazza Duomo e di Santa Croce, ma è soprattutto percorrendo le strade del centro che s’avverte in pieno come il tono rilevante di questo momento artistico felice abbia inciso così profondamente sulla città a tal punto da trasformarla in una capitale culturale protagonista della storia dell’arte italiana. La chiesa del Rosario, Santa Teresa, il Carmine, Sant’Anna con il Conservatorio, Sant’Angelo, S. Matteo, la chiesa delle Alcantarine, la chiesa del Gesù, la cappella di S.Marco, Santa Chiara, S.Giovanni Evangelista, i SS. Niccolò e Cataldo sono i momenti cardine di questa cultura racchiusa, per dirla col Paone, “in un’autentica città-chiesa”. I centri del potere religioso talvolta in contrasto tra loro sono concentrati all’interno della cerchia muraria voluta da Carlo V; questa si apriva all’esterno con la grande porta Napoli (1548), un vero arco di trionfo con due coppie di colonne reggenti un timpano nel cui interno vi è lo stemma dell’imperatore. Settecentesche sono invece la porta di S. Biagio e la porta Rudiae, quest’ultima sormontata dalle statue di Sant’Oronzo, San Domenico e Sant’Irene. Sempre dell’epoca di Carlo V è il castello (1539-1549), a pianta trapezoidale con baluardi a lancia. Fu costruito in luogo dell’antica fortificazione normanna di cui non resta ormai più traccia. La visita alla città di Lecce può concludersi al Museo Provinciale “S. Castromediano” che accoglie una consistente raccolta di materiale archeologico e una raffinata pinacoteca. A circa 3 chilometri dall’abitato, seguendo la direzione di San Pietro il Lama, è possibile raggiungere gli scavi di Rudiae, città dapprima messapica, poi noto municipio romano che visse fino al medioevo quando fu distrutta. Gli scavi hanno riportato in luce ampi tratti delle mura che si articolano in due circuiti di cui il maggiore raggiunge i 4500 metri di perimetro. Sono stati riportati in luce i resti di numerose abitazioni di età romana, avanzi di un anfiteatro e numerosissime tombe, sia a fossa che ipogee, i cui preziosi corredi sono custoditi in gran parte nel Museo “Castromediano”.

Il barocco leccese

Un barocco quello leccese che non ha paragoni, non rispettandone i canoni, rispetto a quello che si svilupperà nelle altre città italiane. Fantasiosi progettisti, valentissime maestranze locali, ingegnosi scultori, fanno a gara su committenza ora ecclesiastica ora dell’aristocrazia e dei possidenti locali, per ornare cappelle, altari, per merlettare balconi, portali, mensole etc.. I motivi decorativi sono i più diversi, sempre comunque stracarichi di capricciose figure: dai puttini inseriti in bizzarre colonne tortili, a maschere con stravaganti berretti, con occhialini, con tanto di baffetti, a capitelli nella gran parte corinzi sulle colonne angolari con su la statua del santo protettore della casata o con l’arma di famiglia. E poi tiare, pastorali, frutta, fiori: insomma, un’esuberanza di decorazioni. Tutto questo fu possibile grazie al materiale lapideo disponibile in loco, il cosiddetto leccisu, una pietra tenera, molto spesso tagliata nelle cave che sorgevano nelle immediate vicinanze  dell’area urbana. Il leccisu è pietra tenera, quindi facilmente lavorabile, che nel giro di pochi anni dalla posa in opera assume un colore giallino e si copre di una patina che resiste molto bene nel tempo. Il barocco leccese infatti, tranne clamorosi casi, è resistito nei secoli ed oggi lo si può ammirare in tutta la sua bellezza attraversando col naso all’insù le strade del centro storico della città.

Artigianato

L’arte della cartapesta, sviluppatasi a Lecce nei secoli XVII e XVIII, è dovuta in particolare all’esigenza di portare delle statue che non fossero pesanti come quelle in pietra o in legno. Un altro fattore importante era l’utilizzo di materiali non costosi, e quindi carta, stracci e colla si adattavano perfettamente. Il “ferro battuto”, conosciuto dal XVI sec. ha sempre avuto un posto preminente nell’artigianato salentino. E’ stato usato sia per forgiare oggetti di uso comune che per oggetti d’arredamento. Il “rame” lavorato a sbalzo o cesellato, è molto conosciuto anche per la produzione di oggetti e contenitori vari. Sicuramente di derivazione greca, l’uso della terracotta è diffuso un po’ ovunque in provincia di Lecce. La creta viene lavorata con i tornii a pedale, poi lasciata asciugare e quindi cotta nei forni; un’ulteriore cottura viene effettuata dopo la decorazione. Le mani della artigiane salentina da secoli producono merletti, intrecciano frange di asciugamani e tessono tappeti a telaio. Le donne intrecciano giunchi e vimini per creare cesti, panieri e “fische” o impagliature per sedie. Anche la lavorazione del legno ha notevole importanza.

Enogastronomia

Lecce e la sua provincia hanno sempre tratto dalla campagna il necessario sostentamento , quindi agricoltura e pastorizia hanno rappresentato l’elemento essenziale per i suoi abitanti. Le massaie salentine son riuscite con poco a preparare squisite pietanze, che oggi ritornano sui tavoli di ristoranti e trattorie, apprezzate da chi visita questa terra. I legumi, alimento completo, hanno sempre avuto grande importanza nella alimentazione delle genti del Salento ed è così che si possono gustare: “ciceri e tria”, pasta fatta in casa (in parte fritta) cotta con ceci; “ligurda”, minestra di fagioli, rape e tocchetti di pane fritto; “fave e cesore”; “orecchiette”, “michiareddhi” e “sagne ‘ncannulate”, pasta preparata manualmente, condita con uno squisito ragù lasciato bollire per ore; la “taieddha”, patate, zucchine e mitili gratinati al forno; melanzane e zucchine ripiene, arrostite o fritte servono a preparare ottimi piatti unici o contorni. Rape, cicorie, “magnali” (rape scure) e cavoli servono a preparare minestre dal sapore unico; ed ancora i “pampasciuli” (cipollacci selvatici) dal sapore amarognolo, cotti in svariati modi; un posto preminente occupano le varie focacce, farcite con verdura, cipolle, olive, capperi e quant’altro la fantasia salentina fa fondere per ottenere i migliori risultati. Le “pittule”,pasta lievitata e fritta, amalgamata con acciughe, pomodori, olive e capperi, son di rito alla Vigilia dell’Immacolata e di Natale. Pesci freschissimi e di qualità da mangiare arrosto o come componenti di squisite zuppe, assieme a polpi, calamari, mitili, vongole, noci e gamberi. Ottimi gli “gnumarieddhi” (involtini di trippa) e i “turcinieddhi” preparati con le interiora di agnello, ed ancora, salsicce e spiedini, e, per chi li gradisse, “li pezzetti” di cavallo. E infine tanti dolci di pasta di mandorla (cruda o cotta): li “purceddhuzzi” e le “ncarteddhate”, tipici di Natale (pezzetti di pasta fritta avvoltolata nel miele, con mandorle o pinoli e confettini), le “castegneddhe” e i “quaresimali” e i deliziosi “confettini” di produzione locale.

Manifestazioni

La città si presenta come una sinergia di manifestazioni culturali spesso di eco nazionale. Tra cui: Festa di Sant'Oronzo  I festeggiamenti per il patrono Sant'Oronzo durano tre giorni (dal 24 al 26 agosto). La manifestazione religiosa tocca il suo apice durante la processione per le vie del centro storico, il 24 agosto. I restanti giorni sono caratterizzati da concerti, manifestazioni teatrali e concerti in piazza. Chiude la tre giorni di festa lo spettacolo pirotecnico.
Festival del cinema europeo Il Cityplex Santalucia di Lecce ospita il Festival del Cinema Europeo, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come manifestazione d’interesse nazionale (membro del Coordinamento Europeo dei Festival del Cinema e dell’Associazione Festival Italiani di Cinema), ideato e organizzato dall’Associazione Culturale “Art Promotion”.
Premio Barocco Si tratta dell'evento televisivo che apre la stagione televisiva estiva di Rai uno. Il 5 giugno 2007 il capoluogo salentino ha ospitato questa manifestazione per la prima volta.
Premio Rodolfo Valentino È un riconoscimento alla carriera dei protagonisti del cinema internazionale intitolato al celebre divo del cinema muto, nato a Castellaneta.