• +39 0831 301000
Vacanze a Gallipoli in Puglia, Offerta Vacanze nel Salento a Gallipoli, Hotel e Alberghi Gallipoli Nicolaus Tour
- Utenti on line: 58
IT  |  EN
NEWSLETTER
Cliccando su ISCRIVIMI, riceverai gratuitamente via mail tutte le novità e le nostre migliori offerte!
Gallipoli - Lecce

La Puglia

La Puglia, una regione caratterizzata dall’infinita varietà dei suoi colori, dei suoi paesaggi, delle sue città. Una profonda diversità di caratteri ambientali, etnici, storici e culturali. In Puglia non si “ritorna” mai. Si va sempre per la prima volta anche se è già stata visitata in una dieci o cento precedenti occasioni. Perché è una terra che ha il potere di svelarsi a poco a poco: sarà perché frontiera d’Oriente, e dunque misteriosa per carattere, sarà perché sentiero naturale dentro il Mediterraneo. In Puglia c’è il mare, c’è il barocco, c’è il vino, ci sono le case bianche, i trulli, gli ulivi secolari, la musica e molto altro ancora in aggiunta alle mete più tradizionali. E per quante cose nuove si possano trovare, gran parte dei tesori restano ancora lì, mezzo nascosti, in attesa di un nostro prossimo viaggio. Non si tratta solo di luoghi o edifici, come le piccole chiese, le grotte, o un palazzo ricamato di merli e archetti moreschi, dominato da una cupola da Mille e una notte che improvvisamente si svela nel Salento. Tesori sono anche gesti rituali che raccontano la regione e la sua gente più dei panorami, delle città, dei monumenti. Sono i due uomini nella masseria sperduta, il vecchio e il giovane, che fanno una specie di danza con i bastoni, scherma segreta e antichissima. Sono le donne con uno scaldino tra le mani che escono da una porta per entrare in un’altra: il “circuito dei bracieri”, solidarietà e vicinato. E sono i gesti ossessivi della taranta nelle feste di piazza o quelli semplici delle massaie nel segreto delle cucine alle prese con gli strascinati. Gesti di Puglia che è impossibile fissare in una guida turistica. E’ la Puglia dei mille segreti.



Il Salento

Il Salento e' una delle cinque regioni che formano la Puglia insieme al Gargano, al Subappennino Dauno, al Tavoliere di Foggia, alle Murge. Noto anche come penisola salentina e popolarmente conosciuto come Tacco d'Italia, è situato all’estremità meridionale della Puglia e inserito tra due splendidi mari: lo Ionio (a Ovest) e l’Adriatico (a Est) con più di 250 Km di costa, a volte bassa e sabbiosa, a volte alta e frastagliata.

Il Salento un luogo reale e fantastico al tempo stesso, dove dietro ogni angolo, ogni androne, in ogni ricamo barocco delle chiese e dei palazzi in pietra leccese c’è qualcosa o qualcuno in grado di sorprendere. In qualsiasi stagione si capiti qui si è certi che tutti i fine settimana in uno dei 96 comuni della provincia di Lecce c’è una festa con luminarie, il gazebo con la banda, il grande concerto, lo zucchero filato, i fuochi d’artificio dopo la mezzanotte.

La memoria storica. Un passato ricco di storia, un eccezionale repertorio di resti fossili rappresentativi della fauna preistorica del Salento, caverne e grotte marine con giochi di colori e riflessi irripetibile, con depositi e manufatti paleolitici; menhir, dolmen e specchie, strutture di pietra databili forse all’età del bronzo rappresentano uno dei monumenti più spettacolari e misteriosi della storia antica salentina.

I luoghi del sacro. Tra le tessere più preziose che compongono il territorio salentino, un posto di primo piano spetta ai luoghi della sacralità, dovuto riconoscimento alla profonda devozione di un popolo che da millenni ha custodito sostanzialmente integri valori universali, come il culto dei morti, la sopravvivenza dell'anima, il mistero dell'aldilà la fede in un Dio onnipotente.
La dimensione sacra insieme con la memoria delle proprie radici e con la dimensione laica del Salento, completa a perfezione l'immagine di un territorio e di un popolo in sintesi di armonia.
Nella dimensione del sacro, cripte eremitico bizantine e chiese rappresentano i termini di una medesima realtà, l'anima autentica e custode dell'arcano che domina nell'universo.

Artigianato. La terra, il sole, l'abilità degli artigiani. Le ceramiche di Puglia, fra le più belle d'Italia, hanno una storia molto antica. Risale ai tempi dei Messapi e dei Dauni, e quindi all'VIII secolo a.C. Ma è solo nel 1600, con l'apoteosi del Barocco che questi manufatti cominciano ad acquisire una vera dignità artistica. E' una storia semplice fatta di elementi poveri. Ma grazie alle mani degli artigiani questo impasto di terra e acqua plasmato, asciugato, cotto nel forno e infine decorato, diventa un capolavoro.

Tradizioni e folklore
La taranta. La pizzica, ritmo e ballo ancestrale del Salento, il suo nome deriverebbe dal morso della taranta, capace di indemoniare le persone. Della pizzica, fino a poco più di dieci anni fa, nel Salento si sentiva solo qualche eco. Si diceva fosse la musica della povertà, dell’arretratezza. Poi, grazie al lavoro di ricerca di alcuni musicisti e appassionati, questa terra si è riappropriata con orgoglio della sua musica. Da tutto questo fermento è nata l’idea di creare una manifestazione di musica popolare tra tradizione e contaminazione per far conoscere, magari con l’aiuto di musicisti di fama, il Salento e i suoi ritmi ad un pubblico più vasto. Ecco dunque la notte della Taranta.


I Frantoi Ipogei del Salento

Moltissimi sono nel Salento i frantoi ipogei, come ad esempio quelli della cittadina di Vernole, di Sternatia, Martignano, Minervino e Gallipoli.
Vernole, dove ancora oggi si produce una grande quantità d'olio, contava nel passato numerosi frantoi ipogei, scavati cioè sotto terra, il più antico dei quali, riportato alla luce lo scorso anno, è del 1500.
Sull'aia sovrastante il trappeto, il frantoio, il contadino giungeva con il suo carrello carico di olive, che andava a scaricare nel proprio camino, un foro al livello del terreno corrispondente con una sciava, stiva, contrassegnata dal nome del proprietario delle olive, che si trovava all'interno del frantoio.
Quaggiù, quando la misura della stiva era colma ed era giunto il loro turno di lavorazione, il nachiro, il nocchiere, che era a capo degli operai, dava l' ordine di molire le olive.
Gli uomini addetti al funzionamento del trappeto erano divisi in due squadre che assicuravano una lavorazione continua per sei mesi, e i due mondi, quello di superficie e quello del sottosuolo,erano nettamente separati.
I lavoratori erano come dei marinai che si imbarcassero per un lungo viaggio, e forse di qui viene la scelta di nomi come stiva, nocchiere e altri, presi dal gergo marinaresco; scesi nel frantoio a Ottobre, non ne uscivano che ad Aprile, con la sola eccezione della festività dell' lmmacolata Concezione, l' 8 di Dicembre.
Questo per motivi di sicurezza dato il valore altissimo dell' olio, un litro equivaleva infatti a un mese di lavoro di un operaio, che in gran parte veniva esportato in tutta Europa e che era utilizzato in massima parte come combustibile per l'illuminazione e per fabbricare sapone, e solo in minima parte veniva destinato all' uso alimentare.
Si aveva così un presidio costante del frantoio contro possibili incursioni di briganti e si evitava anche il sospetto che la sera, tornando a casa, gli operai potessero contrabbandare una sia pur piccola quantità d' olio.
Per affrontare i lunghi mesi di segregazione poi, erano ricavati all' interno del frantoio i locali dove i lavoranti dormivano, il forno, le stalle per i somari che facevano girare la gigantesca macina di pietra, le latrine e il pozzo per l'acqua.
Una volta non più in attività questi frantoi sotterranei rimasero abbandonati, in gran parte dimenticati, in alcuni casi interrati, forse anche per allontanare il pensiero dei folletti, i scazzamurrieddhu, che si diceva avessero preso ad abitarli. Capitava infatti, quando il clima era freddo, che l'aria calda del frantoio, salendo in superficie dai boccaporti dei camini, si condensasse in sottili volute di vapore acqueo; questo bastava alla fantasia popolare per abbinare il fenomeno fisico alla presenza di spiriti che tentassero di ascendere al cielo.

Dolmen, Menhir e Specchie
I monumenti megalitici pugliesi presentano la loro maggiore concentrazione nella parte meridionale della penisola salentina, prevalentemente a sud est di Lecce.
I megaliti presenti nell'area descritta sono prevalentemente dolmen e menhir.
I dolmen dal bretone dol, tavola, e men, pietra, dovevano essere secondo le ipotesi più avvalorate, monumenti funebri o luoghi destinati a riti sacrificali.
I dolmen sono costituiti da tre o quattro lastre infisse verticalmente nel terreno, che sorreggono una lastra orizzontale che funge da copertura. E' interessante notare che l'apertura dei dolmen è sempre orientata verso est.
I menhir, termine anch'esso di derivazione bretone, da men, pietra e hir, lunga, detti anche pietrefitte, sono lunghi parallelepipedi ricavati da un unico blocco di pietra, monolite, e sono stati indicati via via come simboli fallici legati al culto della fertilità, monumenti religiosi dedicati al sole o semplicemente dei cippi di confine.
Un cenno infine meritano le specchie, cumoli di grandi dimensioni di pietre accatastate le une sulle altre, che sono ritenute tombe di importanti personaggi o termini di territorio.
Nei tempi più recenti sono divenute invece semplicemente degli ammassi di pietre che i contadini hanno estratto dal terreno bonificato e accatastato in maniera uniforme, senza più memoria del loro originario significato.


Gallipoli

Gallipoli sorge dal mare, arroccata e splendidamente chiusa all'interno delle alte mura che per secoli l'hanno difesa dalle minacce provenienti dal mare. La greca “città bella” (kalè polis)  fu in origine un centro messapico e seguì poi le sorti di tutti gli altri centri pugliesi divenendo sveva, angioina, aragonese.
La città vecchia si raggiunge attraversando il borgo ottocentesco e superando il ponte che costituisce l'antico istmo. E' di un colore bianco sfolgorante nelle assolate giornate estive e conserva vicoli tortuosi ed incrociati, pieni di vita e profumati di mare. E' circondata da una cinta muraria sulla quale una strada permette una suggestiva passeggiata per ammirare il panorama. Dal castello, che è parte del centro storico, può partire un itinerario di visita che porta in breve alla Cattedrale, ottimo esempio di barocco salentino. Numerose le chiese, quasi tutte edificate non distanti dal mare e spesso in posizione panoramica, a guardia del paese.
La baia di Gallipoli, a sud della città, è un susseguirsi di lidi attrezzati, tra dune si sabbia fine e macchia mediterranea. L'acqua lungo questo tratto di costa è sempre eccezionalmente chiara e trasparente.


> Groups & Incentive
> Shorex
> Nicolaus Film Service