La Puglia
La Puglia è terra dai mille segreti. Percorsi, sentieri, sguardi che è impossibile fissare in una guida turistica.
I paesaggi, i colori, le città e i piccoli paesini, i caratteri ambientali, etnici, storici e culturali, testimoniano della profonda varietà e diversità di questa regione. Ogni viaggio in Puglia è una nuova scoperta di luoghi che disvelano aspetti sempre diversi pur restando gli stessi, che raccontano storie sempre nuove ad ogni viaggiatore che sappia porsi in ascolto. Tesori nascosti in attesa di un prossimo viaggio.
La Puglia è frontiera d'Oriente, sentiero naturale dentro il Mediterraneo.
In Puglia c'è il mare, le case bianche, i trulli, il barocco, e gli ulivi secolari. Ci sono le chiese, le grotte, i palazzi storici, le masserie. Ma tesori sono anche i gesti rituali che raccontano la regione e la sua gente. La musica e le danze, come la scherma segreta e antichissima, la taranta nelle feste in piazza.
La Puglia si apre apre a forme diverse di turismo: balneare, artistico e culturale, enogastronomico. E si presta perciò ad essere scoperta e assaporata in tutte le stagioni.
Chi scende in Puglia dall'Adriatica incontra subito il Gargano. La luce del sole che illumina il promontorio continua ad esercitare il suo richiamo insieme al verde della festa e alla limpidezza del mare. Da Rodi, Peschici, Vieste, Mattinata, gli arroccati paesi-presepe, alle mirabolanti grotte dai mille riflessi, agli archi e ai richiami della remotissima roccia, alle lunghe distese di sabbia, alle baie di tenera bellezza che s'accendono all'improvviso per il rifugio del pescatore o la gioia del bagnante.
La strada che s'allunga morbida per le pendici offre vertiginosi scenari mozzafiato. E sotto, oltre i pini odorosi, nel silenzio rotto solo dalle cicale, si svolgono i “riti profani” delle vacanze, con alberghi, villaggi e campings. Più in là al centro dell'Adriatico, le isole Tremiti sono schegge incontaminate di roccia, memorie e colori staccatesi dal promontorio. E all'interno, sulle brulle dorsali, Monte Sant'Angelo, col santuario, le case bianche e le stradine, è la faccia aspra e rispettosa del Gargano “sacro”, centro di un turismo religioso che accomuna anche San Giovanni Rotondo, il paese di padre Pio. Infine la grande e misteriosa Foresta Umbra, dal fascino sorprendentemente nordico, insieme ai laghi di Lesina e Varano, completa lo straordinario scenario.
Dal Gargano al Salento, passando per la bianca, superba ed elegante Ostuni e per i suoi insediamenti turistici, eccoci all'altro polo del turismo in Puglia. Otranto, la più orientale delle città d'Italia, è l'avamposto di una costa punteggiata di torri di avvistamento contro le incursioni dei Saraceni, tra lo Jonio e l'Adriatico. Ora lunghe distese di pineta introducono dolcemente alle dune sabbiose tra fiori e cespugli, ora l'alta costa di bianco tufo s'affaccia sullo strapiombo di un mare trasparente e di mille calette dalla luce rarefatta.
L'antichissima Gallipoli, Castro con la grotta Zinzilusa, porto Cesareo, Leuca sono le punte di diamante di questo lembo di Puglia dalle tinte tenui e dai profumi marini. Anche qui il turismo internazionale, dal Mediterrraneè ai villaggi sui laghi Alimini, alle mille linde casette sembra assorbito da una natura che avvolge tutto senza violenza.
Ma la Puglia contiene anche tesori d'arte e di cultura pari al grande ruolo di crocevia di popoli che ha svolto nella storia. Dalla Magna Grecia ai Romani, dai Longobardi ai Bizantini, dai Normanni agli Svevi, agli Angioini agli Aragonesi, finanche ai Borboni: qui il rocambolesco scorrere dei secoli ha lasciato tracce che non potranno mai essere cancellate.
Figlia della sua luce e della sua pietra è la Puglia delle Cattedrali. Svettano al cielo e ora s'affacciano sul mare ora s'innalzano al centro di vecchi paesini. Monumenti viventi dell'arte romanica pugliese: arte semplice e grandiosa.
C'è poi la Puglia dei castelli, anzitutto del sublime Castel del Monte.
Poi vennero le masserie e le torri, “cattedrali verdi” ora in gran parte abbandonate al centro delle campagne o soggiogate dalle città. Molto spesso sorsero su grotte in cui per secoli si mimetizzò la vita sotterranea del popolo delle caverne. E' il fascino itinerario della civiltà rupestre pugliese.
Si può dire che il territorio pugliese sia un parco archeologico ininterrotto. Dolmen e menhir, città scomparse dissepolte, villaggi medievali abbandonati, necropoli d'ogni epoca che hanno restituito stupefacenti corredi funerari.
Dalla pulizia delle forme delle cattedrali al bizzarro groviglio di pietra che emerge dalle facciate di case e chiese nel Salento. E' il barocco, una scultura che sembra un disordine ma che è uno splendido ordine sovrano. Capitelli, balconi, stemmi.
La magia dei fiabeschi paesaggi spontanei creati dall'acqua e dal calcare nelle grotte di Castellana, le più grandi d'Europa. Stalattiti e Stalagmiti salgono e scendono goccia su goccia, granello su granello.
Pochi passi più in là bianchi e protesi verso il cielo illuminano il paesaggio di un'altra meraviglia. I trulli sono la testimonianza irripetibile ed ingenua di una saggezza contadina che ancora stupisce. Alberobello, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca sono le città dei trulli, avamposti della dolcissima valle d'Itria.
Il mare e le coste. La Puglia ha un esteso sviluppo costiero; le sue coste infatti si allungano per circa ottocento chilometri. La natura delle coste pugliesi è varia; ampi tratti bassi e sabbiosi s'alternano con tratti rocciosi più o meno scoscesi sul mare.
Il Salento
La penisola salentina, “relegata” nell'estremo lembo sud-est dell'Italia, appare come un vero e proprio ponte gettato verso l'Oriente. Una traccia questa presente nella storia e nell'architettura, ma anche nella natura, nella lingua e nella gastronomia. Un tempo il Salento comprendeva il territorio occupato dalle attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, mentre oggi con questo termine si indica un'area molto più ristretta, tra Ostuni e capo S. Mariaa di Leuca e tra Adriatico e Jonio, di pianura intervallata qua e là da piccole alture sassose.
Il Salento. A parte qualche rara eccezione non ci sono grandi alberghi e villaggi-vacanze. Qui non si va in discoteca, ma in piazza a ballare la pizzica. E in agosto andare in vacanza in masseria, in agriturismo, in campeggio o a casa di amici, con la vicina che fa le orecchiette, fa molto no global.
Dolmen nascosti tra gli ulivi, il suono dei tamburelli, canti e musiche dialettali. Insomma catturati dalla bellezza dei paesaggi e dalle architetture dei borghi, dall’eleganza fiera della gente e dalla buona cucina, ci si viene anche solo per un weekend e ci “salentinizza” al ritornello di “viva lu salentu, lu sole, lu mare, lu vientu.
Il Salento incontra la Valle d’Itria. Colline, vigneti ordinati in filari curatissimi, ulivi, boschi di leccio e querce. Qua e là una masseria. Da una distesa di viti, oltre il basso muretto a secco, si innalzano gli inconfondibili tetti a cono dei trulli. Costruzioni rustiche a pianta circolare o quadrangolare, con una cupola a forma di cuspide conica, coperta da lastre sottili di pietre, chiamate chianche o chiancarelle sistemate a secco.
La memoria storica. Un passato ricco di storia, un eccezionale repertorio di resti fossili rappresentativi della fauna preistorica del Salento, caverne e grotte marine con giochi di colori e riflessi irripetibili, con depositi e manufatti paleolitici; menhir, dolmen e specchie, strutture di pietra databili forse all’età del Bronzo rappresentano uno dei monumenti più spettacolari e misteriosi della storia antica salentina.
Architettura. La ricchezza delle testimonianze e delle tradizioni rende difficile definire l’immagine e il simbolo più rappresentativo con cui il Salento si rapporta nel mondo. Grotte disseminate lungo il paesaggio solare di sassose colline o verdeggianti pianori..Cripte nascoste fra le macchie in cui da millenni signoreggiano l’ulivo e il carrubo, nelle mura del Messapo; castelli, torri, masserie e cinte fortificate hanno modificato in maniera inconfondibile nel mondo questo lembo d’Italia dando vita ad una “civiltà del bianco”, eredità greca e mediterranea, che è il vero e unico elemento discriminante del Salento in tutto il mondo.
I luoghi del sacro. La dimensione sacra, riconoscimento alla profonda devozione di un popolo che da millenni ha custodito sostanzialmente integri valori universali, insieme con la memoria delle proprie radici e con la dimensione laica, completa a perfezione l’immagine di un territorio e di un popolo. Cripte rupestri eremitico-bizantine, chiese e chiesette, grotte lungo le coste e nell’entroterra. Il barocco come più alta drammatizzazione della fede nell’arte, che raggiunge il suo apice nella unicità architettonica di Lecce, capitale mondiale del barocco. Lecce tripudio del barocco e della pietra leccese, delle magnifiche facciate delle chiese, dei conventi e degli edifici pubblici e privati fino al più umile dei suoi balconi e dei suoi portali. Le cattedrali, i mosaici, gli affreschi medioevali.
Il mare. Racchiuso per più di 150 chilometri tra i due mari che ne hanno modellato morfologia e storia, il Salento ha uno sviluppo costiero altamente suggestivo e incantevole, che alterna i selvaggi dirupi che per 100 km sprofondano in mare sul versante adriatico, ai lidi sabbiosi e dorati della costa ionica, in una progressiva e inebriante successione di torri saracene, grotte marine, caverne, baie, scogliere, isolotti, falesie, spiagge, arenili, bacini naturali e zone umide che non hanno paragoni nel mediterraneo.
Luoghi di interesse naturalistico. La CEE ha definito molte località dell'area mediterranea "siti di interesse comunitario" (SIC), per importanza ambientale. Nell'ambito della Regione Puglia, la parte maggiore interessa la provincia di Lecce con ben 32 SIC. Nelle province di Brindisi e Taranto si sono individuati 8 SIC per ciascuna. Tra questi La Riserva naturale statale Torre Guaceto
Una significativa varietà di ambiti diversificati si succedono in questo tratto costiero per alcune centinaia di metri verso l’entroterra. Al suo interno vi sono piccole zone umide che si formano durante e dopo le piogge e che scompaiono nei periodi più caldi, ed alcune risorgive di acqua dolce anche esse stagionali.
Artigianato. Passeggiando per le stradine dei vari centri salentini è possibile imbattersi nelle antiche botteghe artigiane, magari nascoste, dove si respira ancora l’aria di una volta: attrezzi antichi, statuine in cartapesta, vasi in terracotta, opere prodotte utilizzando la pietra leccese , borse ottenute con i fili di paglia, asciugamani o lenzuoli ricamati da anziane signore, che con un abile gioco di dita danno vita a creazioni uniche.
Enogastronomia. Salento da gustare con tante pietanze succulenti. Il Salento con la sua cucina apparentemente povera ma di straordinaria qualità con le sue produzioni culinarie. Il vino, l’olio, le produzioni agricole, i profumi di salvia e rosmarino della macchia mediterranea, pietanze saporite come il pane fragrante ancora oggi cotto nei forni a legna, dolci ricchi di aromi orientali.
Tradizioni e folklore. Tra le tante attrazioni che suscitano l’interesse del turista sagre, feste sacre dove è possibile ritrovare passato e presente, fede e riti pagani, con la possibilità di scoprire e apprezzare le antiche tradizioni che caratterizzano questa terra. La riscoperta della “piazza” come luogo dove incontrarsi e trascorrere momenti indimenticabili, ammirando magari uno spettacolo di danza classica o un concerto di musica di tradizione.
La taranta. La pizzica, ritmo e ballo ancestrale del Salento, il suo nome deriverebbe dal morso della tarata, capace di indemoniare le persone. Della pizzica, fino a poco più di dieci anni fa, nel Salento si sentiva solo qualche eco. Si diceva fosse la musica della povertà, dell’arretratezza. Poi, grazie al lavoro di ricerca di alcuni musicisti e appassionati, questa terra si è riappropriata con orgoglio della sua musica. Da tutto questo fermento è nata l’idea di creare una manifestazione di musica popolare tra tradizione e contaminazione per far conoscere, magari con l’aiuto di musicisti di fama, il Salento e i suoi ritmi ad un pubblico più vasto. Ecco dunque la notte della Taranta
Diffusi in tutta la provincia e databili forse all'età del bronzo, menhir, dolmen e specchie rappresentano uno dei monumenti più spettacolari, ma anche più misteriosi della storia antica salentina, posti in bilico tra leggende e supposizioni.
I Menhir. Sono pietre grossolanamente squadrate, piantate verticalmente nel terreno, di dimensioni variabili e di sezione rettangolare, il più delle volte isolate e orientate con la faccia larga del prisma verso il sole. Quest'ultimo particolare ha suggerito la commistione di più elementi rituali e leggendaria la voce che li vuole custodi arcigni di monete preziose e di favolosi tesori.
I Dolmen. Sono invece sono costruzioni costituite da lastre di copertura orizzontale sorrette da una serie di pietrefitte o da blocchi di pietra, a formare un'ampia camera sepolcrale, avvalorando l'ipotesi che li vuole monumenti funebri o comunque destinati a celebrare il passaggio nell'aldilà. Elemento comune a tutti i dolmen salentini è l'ingresso rivolto ad oriente.
Le Specchie. Sono infine enormi cumuli di pietrame, a sviluppo conico-circolare, di volta in volta ritenuti di epoca messapica, adibiti a sepolcreto, o di epoca più arcaica, con destinazione difensiva o abitativa, al pari di altre costruzioni tipiche del Salento, come i trulli.